Intel vuole “aggredire” il mercato delle Smart TV con una serie di device che spaziano dai decoder agli Ultrabook: Google TV, il prodotto più popolare del settore, non è stato un successo negli Stati Uniti e il progetto ripreso con forza da Intel risale addirittura a tre anni fa. Come abbiamo visto al CES 2013, le Smart TV hanno monopolizzato l’attenzione dei produttori… ma l’abbattimento dei costi è troppo lontano. Cos’ha capito Intel che a me tuttora sfugge? Le possibilità sono numerose e parlano la stessa lingua di Xbox 720.

La prima Smart TV di Sony e il primo Set-Top Box di Logitech per Google sono stati creati proprio grazie a Intel, come ricorda Shara Tibken su CNET, ma l’azienda ha interrotto la realizzazione di processori dedicati. Troppo costosi e con un’offerta limitata nei contenuti, questi dispositivi non hanno venduto abbastanza da giustificare l’investimento. Ecco, quindi, che Intel cerca di monetizzare la ricerca sulle Smart TV producendo una specie di console: il decoder appena presentato ha davvero poco in comune coi più tradizionali.

Le indiscrezioni su quanto proporrà Intel sono scarse: entro la fine dell’anno arriverà negli Stati Uniti un servizio completo per guardare la TV indifferentemente da tablet, smartphone, computer e televisori. Non è stato rivelato un nome commerciale, ma il nuovo sistema ruoterà attorno a un decoder equipaggiato con fotocamera frontale sulla falsariga di Kinect per Xbox 360. Mi domando a cosa possa servire. Del resto, pure Sony ha pensato d’integrare un touchpad su PlayStation 4. Qual è il futuro dell’intrattenimento domestico?

Fatico a comprenderlo, ma ho una certezza: la televisione è percepita come insufficiente perché il consumatore vuole interagire. Il cd. secondo schermo, ovvero tablet e smartphone per commentare quanto si guarda è un placebo. Intel vorrebbe unificare l’esperienza dell’intrattenimento con una soluzione che utilizzi tutti i dispositivi esistenti e sulla carta sembra un’ottima idea. Il problema maggiore è nel supporto dei broadcaster perché l’unica ad abbracciare questa visione è la britannica BBC. Possiamo scordarcelo, in Italia.

In un Paese come il nostro, dove un programma stantio come Sanremo 2013 fa il record d’ascolti e la televisione è ferma alla competizione fra RAI e Mediaset, la rivoluzione di Intel potrebbe arrivare con vent’anni di ritardo. Acquistare una Smart TV per commentare su Twitter le vicende dei “tronisti” di Maria De Filippi sarebbe ridicolo e non sono certo un esterofilo: Oprah Winfrey non è molto diversa. Il valore aggiunto del web dovrebbe essere nei contenuti e non potrà avvenire finché le leggi non saranno uniformate all’Europa.

Senza scadere nel pessimismo cosmico di leopardiana memoria, la strategia annunciata da Intel potrebbe essere l’opportunità che mancava per trasformare la TV on demand in un’esperienza davvero entusiasmante. Tutto starà nell’adozione degli standard e nella disponibilità globale: un decoder acquistabile soltanto negli Stati Uniti non cambierebbe la situazione. Aspetto che Intel sveli i propri piani e annunci le specifiche del nuovo device per promuovere o bocciare l’iniziativa. Al momento, abbiamo giusto la débâcle di Google TV.