In Siria Internet è di nuovo ko. Non è chiaro se per colpa del governo o dei ribelli, ma tant’è: come dimostra l’immagine qui sopra diffusa da Akamai, azienda sui cui server passa il 30% del traffico web globale, nel Paese è calato il silenzio. Si può vivere senza Internet?

Me lo chiedo da un po’. Qualche giorno fa ho iniziato a leggere dell’esperienza di Paul Miller su The Verge: un anno senza Internet. Non ho ancora trovato il tempo di leggere tutto il racconto, ma ho personalmente provato a impormi periodi di distacco da Internet.

Senza riuscirci. Perché posso stare lontano dal computer, ma faccio fatica a separarmi dal mio iPhone. E se togliessi Internet al mio iPhone rimarrebbe un pezzo di vetro e alluminio.

Stare senza Internet significa:

  • affidarsi al telefono per tutte le comunicazioni;
  • fare conto sui giornali per le notizie e ritrovarsi con quelle del giorno prima;
  • consegnare ogni lavoro di persona;
  • guardare i film che passa la TV;
  • affidarmi alla TV per sapere cosa succede nel resto del mondo;
  • approfondire le cose che mi interessano in biblioteca su libri che non saranno mai aggiornati;
  • archiviare foto e video su un HDD e fare il backup a mano;
  • ascoltare solo la musica che possiedo o comprarne di nuova rinunciando a servizi come Stereomood o Spotify;
  • chiedere indicazioni alla gente quando non trovo un posto;
  • comprare qualunque cosa in negozio;
  • andare in negozio quando ho un problema con un prodotto;
  • affidarmi alle Pagine Bianche per sapere qual è il negozio più vicino che ha ciò che mi serve;
  • segnarmi gli appuntamenti su un’agenda e usare dei post-it per ricordarmeli ogni giorno;
  • comprare programmi per il computer direttamente in negozio.

Poi ci sarebbe ovviamente rinunciare a Facebook & co. Si può fare? No, io non credo di farcela.