La SIAE, a seguito degli aumenti applicati da Apple ai prodotti venduti in Italia, ha pubblicato un comunicato stampa nel quale accusa la Mela di discriminare i consumatori italiani: provocatoriamente «si riserva di vendere […] iPhone ai prezzi francesi» per evitare la “depredazione” perpetrata da Cupertino. È una presa di posizione molto dura, che invita le associazioni a unirsi alla Società per difendere la cultura del nostro Paese. Insomma, è guerra aperta contro i rincari provocati dalla legge firmata da Dario Franceschini.



In Francia, il prezzo di iPhone 5S è inferiore a quello italiano e – secondo la SIAE – Apple non avrebbe applicato degli aumenti per la copia privata che pure sarebbe prevista oltralpe. Una tesi tutta da verificare, considerato che sul costo dello smartphone incidono anche altre tasse: quanto costano negli altri paesi europei come la Germania le spedizioni, la dogana, ecc.? Elementi che dovrebbero essere analizzati, prima di lanciare accuse. Non è “scandaloso” che un’azienda decida d’aumentare i prezzi con l’aumento delle tasse.

Quand’anche la SIAE avesse ragione e la Mela non avesse aumentato il prezzo di iPhone all’estero per la copia privata non potrebbe comunque riservarsi alcun diritto di vendita non autorizzata degli smartphone: sarebbe l’ennesima anomalia italiana com’è appena successo coi Google Glass e Cupertino farebbe causa alla Società. È chiaro che la pressione fiscale sulle imprese in Italia sia superiore a quella del resto dell’Europa e i consumatori devono purtroppo farci i conti. Perché sarebbe colpa di Apple e cosa c’entra la cultura?

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