Mercoledì scorso, Google ha introdotto una nuova specifica destinata a migliorare l’indicizzazione dei siti web pubblicati in lingue diverse. È un’opportunità molto interessante per affinare i risultati delle ricerche in base alla provenienza geografica dei visitatori e, soprattutto, delle loro lingue-madre. Personalmente, detesto i servizi offerti soltanto in lingua inglese: li giudico pure in merito alla disponibilità dell’italiano. Tuttavia, se siete Italiani è impossibile comunicare coi clienti stranieri in un unico idioma.

Non voglio addentrarmi troppo nelle questioni tecniche, ma hreflang è una meta-informazione da includere nei sorgenti delle pagine web per indicare la disponibilità di versioni tradotte in altre lingue e/o orientate a Paesi diversi da quello principale. L’utente non visualizza questa tag: mostra su Google la variante che corrisponde alla propria posizione geografica e alle preferenze linguistiche salvate sul motore. Se un cliente fosse negli Stati Uniti, ad esempio, troverebbe (in lingua inglese) i servizi cui potrebbe accedere.

L’indicazione geografica è facoltativa, perché hreflang utilizza gli standard internazionali sulla localizzazione. La convenzione prevede un codice diviso in due parti: una per la lingua, l’altra per il Paese. Un sito in italiano che propone dei contenuti ai cittadini residenti in Italia, ad esempio, dovrebbe essere identificato come it-IT. La sigla maiuscola è identica a quella delle targhe automobilistiche. Se non avete un’audience regionale, utilizzate semplicemente it (o en per l’inglese) e Google adeguerà l’indicizzazione.