Nick Collins ha parlato su The Telegraph d’una nuova ricerca sulla luce a infrarossi che l’occhio umano non può vedere: alcuni ricercatori statunitensi lavorano a un chip che permetterà al cervello di riconoscerla per supplire ad altre difficoltà percettive. In termini più semplici, un innesto cerebrale renderà visibile l’invisibile. Effettuati su topi e scimmie gli esperimenti vorrebbero aiutare i medici a comprendere meglio il funzionamento del cervello per realizzare nuove tecnologie assistive. Magari, combattendo la cecità.

Se già pensate di calarvi nel caveau d’una banca per sottrarre del denaro… resterete delusi. Il cinema ha ispirato diversi ingegneri elettronici e informatici: è il caso, per esempio, di Windows 8 che potrà funzionare come in Minority Report. Tuttavia, quella condotta da Miguel Nicolelis è una ricerca più simile all’impiego della stampa tridimensionale per evitare i trapianti. Il chip in fase di sviluppo cercherà di sostituire a un’area inefficiente del cervello un’altra che non è affetta da patologie. Sulle cavie ha funzionato.

I pazienti non “vedranno” davvero la luce a infrarossi, ma la percepiranno a livello cerebrale: qualcosa di paragonabile al Braille. Ciechi e ipovedenti non leggono direttamente delle parole, però traducono il tatto in frasi di senso compiuto utilizzando la codifica standard che hanno imparato come fosse un comune alfabeto. La ricerca statunitense, a grandi linee, ha questo scopo: è impossibile determinare che applicazioni potrà avere in futuro. È interessante sapere che la medicina beneficia sempre più spesso della tecnologia.

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