UPDATE: Leggetevi la guida di Leonardo per la gestione della privacy su Facebook.

Gli utenti di Facebook che almeno una volta si sono imbattuti in alcuni strumenti messi a disposizione dal social network per tutelare la privacy sanno che esiste la possibilità di segnalare persone e messaggi molesti.

Quando un utente segnala una persona, un gruppo o un contenuto molesto letto su Facebook, che fine fa la sua segnalazione? Viene presa in esame da un team che valuta l’effettiva portata del contenuto e il comportamento dell’utente che contravviene alle regole social.

Per capire cosa accade occorre leggere un piccolo manuale dell’azienda di Zuckerberg, appena 17 pagine che spiegano il processo di filtraggio. In sintesi ci sono delle aziende terze che valutano le segnalazioni in base alla macrocategoria di salvataggio.

Le macrocategorie in questione sono “Sesso e nudità”, “hate contents”, “Bullismo e molestie” e “Minacce”. Gli utenti che sono iscritti a Facebook, per non incorrere in una segnalazione devono evitare inviti sessuali espliciti, rappresentazioni di feticci erotici o donne intente ad allattare, evitare un linguaggio violento o immagini ritoccate in luce negativa.

La oDesk che sostanzialmente gestisce le segnalazioni ha spiegato che i capezzoli saranno così inseriti nel novero delle volgarità, mentre si potranno vedere teste spappolate senza problemi. Il manuale ha subito scatenato le polemiche che hanno portato alla versione aggiornata 6.2.

Ma sembra che ormai il meccanismo censorio sia in piedi e a niente è servito spiegare che lo strumento è in aggiornamento continuo.