Le ricerche su Internet effettuate tramite Google sono basate su algoritmi piuttosto seri, ma questo non garantisce necessariamente la serietà della pagina suggerita. Il motore di ricerca più famoso del mondo prova quindi a correre ai ripari, mettendo a punto uno speciale algoritmo anti-bufale, pensato per filtrare la verità.

Un contenuto ben “ottimizzato”, con tutte le keyword del caso, può farsi largo sul web ed ottenere un buon posizionamento, passando i vari “controlli” del motore di ricerca che lo analizza. Secondo il colosso di Mountain View, occorre comunque fare un passo successivo ed evitare che finiscano in cima alla classifica pagine poco utili, create solo per generare traffico, con testi privi di attinenza o palesemente inventati.

Il nuovo algoritmo che andrà a supportare le ricerche future, chiamato Knowledge-Based Trust, metterà in atto un controllo incrociato con l’impressionante archivio del portale Knowledge Vault, per verificare anche la qualità del testo proposto. Knowledge Vault è un database voluto dallo stesso Google, che raccoglie notizie infondate ed inesattezze macroscopiche (circa 1,6 miliardi di facts) vecchie e nuove. Le informazioni che risulteranno scorrette, rispetto a dati giudicati incontrovertibili dalla verifica, graveranno sulla reputazione del contenuto e finiranno con il compromettere la visibilità della pagina.

Il nuovo sistema, ancora in fase sperimentale, segue a ruota l’aggiornamento effettuato recentemente da Facebook. Anche il noto social network ha dichiarato guerra alla diffusione di bufale ingannevoli e leggende metropolitane ma un “semaforo giallo” limitato al passaparola che viaggia tra bacheche private ha un peso molto diverso di un filtro censore applicato ad una ricerca effettuata su scala mondiale. La missione di Google, un maggiore precisione nei risultati che compaiono a video, è indubbiamente apprezzabile ma il popolo del web s’interroga sulla precisione di un sistema che arriva a stabilire per noi cosa è giusto e cosa non lo è.