Mentre si attendevano i dati Istat sul PIL italiano (che, per la cronaca, è negativo), sui social è comparsa l’ennesima notiziona sul comandante Schettino: pare che un mese fa abbia tenuto una lectio magistralis alla Sapienza di Roma, in quanto esperto sulla gestione del panico.

Possibile che sia vero?
Si, è vero. E no, non è vero.
Il 5 luglio 2014 il comandante Schettino non è stato invitato all’Università La Sapienza di Roma, ma al Circolo Aeronautica Casa dell’Aviatore, al seminario “Dalla scena del crimine al profiling” tenuto da un criminologo che è anche titolare di una cattedra alla Sapienza di Roma.
L’università è coinvolta alla lontanissima, e sono stati gli avvocati di Schettino a chiedere che ci fosse anche lui per una questione di par condicio, dato che si commentava la ricostruzione 3D dell’incidente della Concordia. Schettino non ha tenuto una Lectio Magistralis, ma ha fatto solo un breve intervento, e non ha parlato di gestione del panico.

Perché scrivere che era una Lectio Magistralis, se non lo era? Perché scrivere che è avvenuto alla Sapienza se non era vero? Perché scrivere che era una lezione sulla gestione del panico, se non era così?
Molte testate autorevoli hanno messo le parole “Lectio Magistralis” e “Sapienza di Roma” nel titolo e nell’articolo che poi è rimbalzato sui social network, suscitando e cavalcando l’indignazione generale.

La lezione che possiamo trarne è che nella prima mezz’ora di circolazione di una notiziona non ci si può proprio fidare, per queste semplici e comprensibili ragioni:

1- La fretta di qualunque testata di dare la notizia prima delle concorrenti rende molto insicura la ricostruzione dei fatti, o almeno i dettagli che possono fare la differenza; il fact checking non si fa in cinque minuti;

2- La strategia SEO di mettere qualcosa che faccia tanto scalpore nel titolo, trascurando consapevolmente il fact checking. Se il fatto è vero, meglio così. Se non è vero, più tardi si aggiusterà il tiro, e intanto si fanno visite e si monetizza. Tanto è solo questione di una mezz’ora.

3- La velocità con cui i social network possono veicolare migliaia e migliaia di visite ad un sito, se opportunamente stimolati da una notizia che fa scalpore, vera, esagerata o falsa che sia. In quella breve mezz’ora di disinformazione, con la storia della Lectio Magistralis le testate hanno monetizzato a sufficienza. Oggi si fa così, per sopravvivere alla crisi del cartaceo.

4- La (triste) facilità con cui certe storie si prestano alla bufala credibile: nell’Italia che conosciamo, il comandante Schettino potrebbe davvero tenere una Lectio Magistralis. La gente ha condiviso non solo per ingenuità, ma perché la notizia era oggettivamente credibile (e perché in parte era vera). I social adorano queste cose.

La morale è: non fidatevi in fretta dell’informazione, perché più voi condividerete in fretta delle notizie non certe, più i siti di informazione tenderanno a darvele in pasto ancora più in fretta e con ancora più leggerezza, per guadagnare di più.
I social network ci permettono di sapere le cose troppo in fretta, quasi in contemporanea con l’Ansa, e tutte le incertezze della macchina dell’informazione (che non è e non può essere perfetta) ora le subiamo più di prima.

Quelli che prima erano solo consumatori di informazioni, ora sono produttori e veicolo dell’informazione stessa: la viralità e a forza della disinformazione dipende anche da ogni singolo utente.
Quindi, dico a te che leggi, ricordati sempre (o almeno spesso) di usare i social come Dio comanda.