Spesso nelle aule giudiziarie finisce sotto accusa anche la tecnologia o meglio alcuni software come nel caso di Blubster che possono consentire la violazione del diritto d’autore. Stavolta le conclusioni tirate dal giudice non seguono la corrente.Più di una volta alcune aziende si sono armate contro il filesharing, una pratica che se comprende lo scambio di materiale protetto da diritto d’autore, può essere considerata colpevole davanti alla legge.

Adesso però qualcosa sta cambiando, almeno in Spagna, dove l’alter ego di Napster, Blubster, è riuscito ad ottenere una vittoria davanti ai giudici di Madrid. Il client in questione è stato scagionato dall’accusa di violazione del diritto d’autore.

La motivazione è che se anche un prodotto può potenzialmente consentire la violazione di questo principio, la pratica è messa in campo dagli utenti, gli ultimi e gli unici a dover essere processati “al posto delle tecnologie” in sé.

La tecnologia alla base di Blubster, secondo i porporati madrileni, è neutrale. Lo stesso giudizio vale anche per Piolet e Manolito, tutti client sviluppati dalla Soto. Neanche a livello di business pare ci sia alcuna violazione.

Questo dipende dal fatto che le major non sono legate al mercato del file sharing. Per la Soto, dunque, non si parla di rimborso, che nel caso di perdita del processo, sarebbe equivalso a 13 milioni di euro.