Leah McGrath Goodman ha pubblicato su Newsweek un lungo articolo su Satoshi Nakamoto, riconosciuto come il creatore di Bitcoin: la notizia ha creato scompiglio nella comunità dei miner, perché ultimamente la tensione attorno alla moneta virtuale è molto alta. Autumn Radtke, la CEO di First Meta, è stata trovata morta a Singapore – in circostanze tuttora da chiarire – ed è fondato il timore che Nakamoto possa fare la stessa fine. È ovvio che a qualcuno dia fastidio il successo della valuta crittografica… e che voglia eliminarlo.

Pubblicare il ritratto e le fotografie dell’abitazione di Nakamoto non è stata una mossa professionalmente impeccabile, ma capisco che la giornalista di Newsweek abbia voluto osare. Il punto è che l’identità del creatore di Bitcoin – se non per un motivo legato al gossip – è del tutto ininfluente: Bitcoin Foundation l’ha ribadito rispondendo al clamore suscitato dalla Goodman, sostenendo che non esistano prove certe su Nakamoto. Non è detto, insomma, che il creatore della moneta sia proprio quell’uomo intervistato dalla testata.

Nella circostanza io credo che sia valida la tesi di Chris Poole: l’ideatore di 4chan sostiene che l’anonimato produca più valore e, quanto ai Bitcoin, non importa granché chi li abbia inventati. È importante valutarne l’impatto sulla società, significativo calcolarne il valore, cercare di capire se abbia senso investire sulla valuta. Ricordi chi abbia inventato il dollaro, ad esempio? Ne dubito e ammetto candidamente di non averlo mai saputo. Sarebbe una nozione molto interessante, dal punto di vista culturale, quanto inutile.

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