Sai che io ho apprezzato, pur non essendone particolarmente entusiasta, le caratteristiche di Galaxy S5: un accorgimento interessante è il sensore per calcolare i battiti cardiaci che Samsung ha posto sotto alla fotocamera posteriore. Perché, secondo me, ha senso? Beh… perché – oltre a Gear 2 e Gear 2 Neo – un nuovo device dell’azienda coreana è Gear Fit, un braccialetto per tracciare l’attività fisica che compete con UP di Jawbone e somiglia abbastanza a FitBit Force. È quello che mancava per completare il tuo equipaggiamento.

Samsung ha sempre prestato molta attenzione al fitness, già con S4, e proponendo Gear Fit ha quadrato il cerchio: calcoli i passi col braccialetto e i battiti con lo smartphone. Certo, io avrei preferito fare entrambe le operazioni con un solo dispositivo — ma capisco che Samsung voglia fartene comprare due. Gear Fit corrisponde esattamente al mio concetto di smartwatch (sì, ha un orologio digitale) ed è probabile che Tim Cook sia d’accordo progettando quell’iWatch che ancora dobbiamo vedere. Un grosso difetto è nell’ecosistema.

Secondo me, non avrà senso acquistare un Gear Fit se non hai comprato il nuovo Galaxy S5. Le funzionalità dei dispositivi sono complementari: senza lo smartphone non puoi calcolare il battito cardiaco, senza il braccialetto non hai il tracciamento del sonno e un calcolo più preciso dei passi e in generale dell’attività fisica. Ciò detto, la confusione subentra con Gear 2 e Gear Neo che sono basati su Tizen – sul quale ha iniziato a lavorare anche Atooma – ma non hanno uno smartphone di riferimento. Il focus è ancora su Android.