Nei precedenti giorni alcuni modelli di Samsung Galaxy Note 7, nuovo top di gamma della casa sudcoreana, sono letteralmente esplosi. Un problema grave, che ha costretto il colosso hi-tech a ritirare dal mercato il device – ove già disponibile (non in Italia) – e richiamare le unità già vendute. Un richiamo volontario che potrebbe costare a Samsung 1 miliardo di dollari.

Oggi sono emersi alcuni dettagli circa i motivi per cui il Samsung Galaxy Note esplode; per ora i casi registrati ufficialmente sono 36. Stando a quanto riferito da Samsung, il nuovo top di gamma esplode a causa di un surriscaldamento della regione anodo-catodo della batteria. Questa parte del terminale è quella che genera il contatto, il quale genera poi una rottura della zona di sicurezza che porta in errore lo smartphone causandone la conseguente esplosione. Il problema riguarda dunque le batteria, che sono prodotte internamente da Samsung, nel dettaglio dalla divisione Samsung SDI.

I Galaxy Note 7 verranno richiamati a partire dal 19 settembre, partendo dalla Corea del Sud. Si tratta della prima volta che nel mercato degli smartphone un device viene ritirato dal mercato e addirittura richiamato. Il motivo è semplice: la sicurezza prima di tutto, come spiega Samsung tramite una nota ufficiale: “Poiché la sicurezza dei clienti è una priorità assoluta, abbiamo interrotto le vendite del Galaxy Note7. Siamo consapevoli che questo possa causare degli inconvenienti sul mercato, ma quest’azione è necessaria affinché possiamo continuare a garantire la distribuzione di prodotti di altissima qualità. Stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri partner per assicurare che la sostituzione del prodotto avvenga senza ulteriori inconvenienti e in modo efficiente”.