Galaxy Apps è il nuovo store che Samsung propone ai possessori di Galaxy S5 [vedi gallery] e degli altri prodotti del marchio: una scelta – già definita ai primi di luglio – per prendere le distanze da Google, che ai produttori impone linee-guida sempre più ferree per Android. Non è una novità che l’azienda sudcoreana ambisca a definire un proprio ecosistema, diverso da quello di Big G, per attrarre i clienti sulla falsariga di Apple. Galaxy è un brand a sé anche se molti device installano il sistema operativo di Mountain View.

Android Wear, ad esempio, non permette a Samsung di proporre un’interfaccia grafica personalizzata come sugli altri dispositivi. È ipotizzabile che, un domani, Galaxy Apps aggiunga alle applicazioni per Android anche quelle per Tizen – che è compatibile con la piattaforma di Google – completando la separazione da Big G. Mountain View non può impedire l’utilizzo del sistema operativo, ma potrebbe inibire l’installazione di Play Store sui prossimi prodotti a marchio Galaxy, se la società sudcoreana non rispettasse i termini d’uso.

Perché promuovere il proprio store, anziché appoggiarsi a quello già mantenuto da Google? Samsung è in ritardo sull’uscita di Z – il primo smartphone con Tizen – e continua a proporre nuovi dispositivi su Android: Google vuole rendere l’esperienza degli utenti più simile a quella dei Nexus, intenzione che ai Sudcoreani non può piacere perché sminuirebbe l’esclusività dei Galaxy. Le due multinazionali guadagnano l’una dall’altra e, nonostante le divergenze, è difficile che possano arrivare a una rottura com’è successo con Apple.

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