Qualche giorno fa, Connor La Combe ha pubblicato una demo funzionante delle notifiche push di Safari 7: una delle novità presentate alla WWDC 2013. Non possiedo un Mac e, di conseguenza, posso basarmi soltanto su ciò che ho visto… beh, dimenticate l’aggettivo “native”. Le notifiche del browser non hanno alcunché di “nativo” e, azzardando un calembour, direi neppure d’innovativo. Sono le notifiche di WebKit, l’engine sviluppato da Apple, che Google implementa da tempo su Chrome. Sono interessanti, ma non sono nuove né originali.

Mi sfugge come sia possibile ricevere le notifiche, senza tenere aperto il browser: quella, sì, è un’infrastruttura “nativa” che – molto probabilmente – è stata realizzata in Objective-C. Su Chrome, ad esempio, il sito che invia le notifiche dev’essere inserito fra gli application shortcut come pure su Internet Explorer 9 che ha attivato qualcosa di simile coi Pinned Sites. Tuttavia, la notifica in sé è generata da un server e mostrata in HTML5 e JavaScript. Una possibilità garantita da WebKit, che Mac OS X supportava in Chrome.

In pratica, abilitando la funzionalità sul browser, immagino che un processo “nativo” di Mac OS X sia eseguito in background per attendere la ricezione delle notifiche. Queste, però, sono inviate dal web in HTML5 e JavaScript via WebKit. Non significa che dovremmo criticare le nuove notifiche di Safari 7, ma definirle per ciò che sono: un adeguamento del browser alle feature del proprio engine. Se voleste davvero una soluzione “nativa”, dovreste affidarvi a Growl — che, personalmente, ho sempre invidiato e desiderato per Linux.