Amore e videogiochi. Due parole che apparentemente non hanno alcun legame, quasi un ossimoro, soprattutto per quel popolo di videogiocatori più cinico e gelido. Ma i titoli di questi ultimi anni ci hanno insegnato che anche sotto gli asciutti e freddi poligoni si nascondono dei sentimenti, a volte persino il più nobile di tutti: l’amore. Oggi che corre la ricorrenza di S.Valentino, festa degli innamorati, vogliamo cogliere l’occasione per analizzare la componente amorosa all’interno del medium videoludico.

Prima di tutto è importante partire da una questione di fondo: le migliorie tecniche e la grande cura che viene riposta ora all’interno della narrazione e della caratterizzazione dei personaggi ha permesso ai videogiochi di trasmettere sensazioni e declinare emozioni con una tale efficacia e credibilità fino a qualche anno fa impensabile. La presenza di protagonisti carismatici, dotati di personalità ben definite e approfondite ha consentito quindi agli sceneggiatori di imbastire veri e propri rapporti di amicizia e – appunto – amore fra i personaggi dei loro videogiochi. In questi ultimi anni – molto più che in passato – è dunque evidente come gli sviluppatori hanno iniziato a conferire un ruolo sempre maggiore ai sentimenti dei personaggi (amore, ma anche sacrificio, amicizia, paura ecc) all’interno dell’esperienza.

Per fare alcuni esempi, basti pensare alla grandissima carica emozionale veicolata da Beyond: Two Souls, sviluppato dal visionario David Cage di Quantic Dream, capace di commuovere anche il giocatore più distaccato e in cui l’amore è uno dei pilastri portanti dell’intera esperienza. Esistono però casi – che hanno origine dal passato – di storie più semplici e fanciullesche, come il baffuto Super Mario che deve salvare la sua amata principessa Peach, oppure Link – protagonista del gioco Zelda – il cui compito è quello di liberare la principessa Zelda.

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