Se cerchiamo un motivo, che sia etico o puramente pratico, per abilitare i diritti di amministratore sul nostro smartphone, le parole di Tim Berners-Lee riportate da ZDNet descrivono molto bene la casistica tipica delle piattaforme odierne: il diritto di avere il root sulla propria macchina è il diritto di memorizzare cose che operano dalla nostra parte. E se per iOS come ci spiega Silvio Gulizia possiamo tentare di recuperare questi privilegi con il jailbreak, fortunatamente possibile (anche se da poco) anche su iOS 6.1, su Android possiamo ricorrere al root del sistema in pochi passi.

Formalmente, il termine root è riferito ai sistemi Unix, e su questo tipo di sistemi operativi “root” è il nome utente che per convenzione viene assegnato all’account amministratore del sistema. Acquisire i privilegi di root su uno smartphone Android vi consente di fare numerose cose in più: tutte quelle cose che usualmente hanno bisogno dei diritti di amministratore per compiere azioni un po’ “sopra la media”, come accedere a determinate parti del sistema che normalmente vi sarebbero precluse.

Volete saperne di più? Bene: continuate a leggere, e descriviamo come avviene il rooting di un telefono Android attraverso semplici passi non per forza legati al vostro specifico terminale.

Innanzi tutto, dovete immaginarvi la memoria del telefono come se fosse divisa in “fette”: ognuna di queste ha un nome, ossia grossomodo (tralasciando eventuali nomi specifici) “bootloader”, “recovery”, “system”, e “data”. Questi sono i quattro pezzi principali che compongono un sistema Android, con vari contenuti.

Il bootloader serve a far banalmente partire il telefono, secondo la modalità che preferite, ed è un software sostituibile con altri bootloader (ovviamente compatibili) che possano fare (o farvi fare) “più cose”. La recovery è la parte fondamentale che riguarda quasi tutta la guida: di norma servirebbe per ripristinare il telefono allo stato di fabbrica in caso di emergenza e poco altro, ma sono state sviluppate appositamente recovery molto più potenti che consentono di installare file, fare backup dei vostri dati e molto altro.

Dentro la partizione chiamata “system” invece abbiamo il sistema operativo (Android), e dentro “data” i dati dell’utente. La procedura di rooting consiste nel far sì che dentro “system” venga installato il binario di su (ossia SuperUser) e la corrispondente applicazione Android per controllarne il comportamento, di nome proprio SuperUser.

Per fare questo molte volte avremo bisogno di cambiare la nostra recovery, dato che quella di fabbrica non ci consentirà di installare file dentro il sistema; questa procedura non ha niente a che fare con lo sblocco del bootloader, che può tuttavia essere fatto per aumentare le possibilità di “hacking” sul terminale. Alcuni smartphone tuttavia per il cambio della recovery richiedono che il bootloader sia sbloccato quindi dovremo effettuare anche questa procedura.

In ordine, quindi, possiamo decidere opzionalmente (se non è richiesto espressamente) di sbloccare il bootloader, dopodiché per la stragrande maggioranza dei terminali la procedura consiste nel capire come cambiare la recovery; basterà poi installare tramite la recovery un archivio zip con tutto il necessario (che quindi installerà su “system” i software), per avere l’utente root disponibile sul proprio terminale Android.

Quando vorrete rootare il vostro terminale quindi procedete con ordine ed è importante che cerchiate per prima cosa di capire come sostituire la recovery di fabbrica con una modificata, attraverso la quale installerete tutti i file che servono. È importante chiarire che questo procedimento non comporta la perdita dei vostri dati, ma il cambio della recovery generalmente (non per tutti i telefoni) comporta la perdita della garanzia. La garanzia può successivamente essere riottenuta, dato che il root è una procedura reversibile, ma per i meno avventurosi consigliamo comunque di valutare bene il procedimento e le conseguenze.

Attraverso la recovery modificata, poi, potrete anche flashare le cosiddette custom ROM: la più famosa è la CyanogenMod, il cui team lavora in collaborazione con Google, e la cui qualità complessiva è al pari dei sistemi Android già presenti sui terminali, se non migliore.

Ovviamente dopo questo approfondimento tecnico, vi invitiamo a cercare su siti specializzati come XDA-Developers (che è il più influente sito per il modding di terminali mobili) tutorial specifici sui singoli passi che ho menzionato sopra, riguardo il vostro terminale.