Robo Brain – un progetto della Cornell University, coadiuvata da altre università statunitensi e aziende come Google o Microsoft – non è propriamente un robot, ma un supercervello che impara dal web a comunicare con gli umani per soddisfare le loro esigenze. Non ha un corpo come Asimo [vedi gallery] perché il suo ruolo è quello d’apprendere, scaricando e traducendo in linguaggio-macchina i contenuti presenti sul web, il mondo degli uomini e insegnare ad altri robot a interagire con l’umanità. Qual è l’obiettivo dei ricercatori?

Un domani non troppo lontano, la convivenza fra esseri umani e robot sarà inevitabile: lo dimostra il fatto che Foxconn – oltre ad aver assunto altri dipendenti – affidi parte della produzione di iPhone 6 ad androidi. Questi automi, piaccia o meno, in futuro interagiranno sempre più spesso con noi e preparare un database di conoscenze che possano condividere per comunicare con gli uomini è un’ottima intuizione. A prescindere dal livello di complessità acquisito dai robot sono comunque delle macchine che interpretano degli input.

Se questi input sono già stati interpretati da un supercervello come Robo Brain, il robot non dovrà neppure fare lo sforzo d’acquisire le informazioni e tradurle — perché sono già state tradotte per lui. Se vogliamo, è un meccanismo opposto a quello del bot che contribuisce a Wikipedia: è l’automa che scaricando testi, immagini e video da internet impara a conoscere ogni aspetto dell’umanità dalla scienza alla letteratura per arricchire se stesso. Una forma d’apprendimento per androidi che debbano essere inseriti nella società.

Photo Credit: Adam via Photopin (CC)