Tra poco compirà due anni il software open source OpenStack, che è stato creato per fare in modo che ogni utente della rete avesse degli strumenti per costruirsi il proprio sistema di cloud computing. Ci ha messo lo zampino la Nasa ma l’obiettivo primario era creare grane ad Amazon. 

Wired Italia ha dedicato ampio spazio ad OpenStack ricostruendo la storia del software open source in questione. I natali risalgono al 19 luglio 2010. In quel periodo, chi avesse avuto bisogno di un servizio di cloud computing, avrebbe dovuto rivolgersi per forza ad Amazon e al suo EC2 (Elastic Compute Cloud).

L’inventore di OpenStake aveva voglia di sottomettere Amazon, così come Amazon aveva sottomesso il mondo dell’IT. Ma la sua intuizione era stata davvero eccezionale tanto che il progetto ha trovato immediatamente un gran numero di partner: dalla IBM, all’HP, dalla Dell a Cisco.

La cosa interessante è che già nel 2010, ha investito nel progetto OpenStack anche Microsoft, che generalmente è estranea a tutto ciò che può essere etichettato come open.

La paternità del software può essere ricondotta a due genitori, da un lato la Nasa e dall’altro l’azienda di Hosting Rackspace che praticamente hanno lavorato in parallelo su due progetti identici e confrontando i codici hanno scoperto che sembravano scritti dalla stessa persona.

Dopo un incontro tra le due parti è arrivato l’accordo.