Ai più giovani forse questo nome non dirà niente, ma al solo sentire il nome “Napster” mi riporta indietro a ricordi lontani, quando per scaricare una canzone ci volevano ore (anche giorni) e quella barra verde che da sisnistra andava a destra non terminava mai.

Napster ormai è finito, ma è stato il primo vero grande servizio di P2P della rete, milioni di file condivisi per uno scambio che aveva ancora l’aria di una cosa solo per “smanettoni”, inconcepibile per la maggior parte della gente, dei ragazzi che armati del loro modem 56k e di una buona dose di pazienza cavalcavano (lentamente) le prime onde del Web.

La notizia è che Rhapsody ha acquisito Napster (sarebbe meglio dire quello che rimane), pagando al suo attuale possessore Best Buy una cifra Top Secret, la piattaforma musicale ad abbonamento (si era trasformata in questo purtroppo) orami è poco più di un nome, perché tecnologicamente non compete minimamente con i nuovi servizi online.

Chi era Napster?

Napster fu il primo sistema di peer-to-peer nato nel lontano 1999, la tecnologia di Napster per funzionare utilizzava un sistema di server centrali che mantenevano la lista dei sistemi connessi e dei file condivisi, mentre le transazioni vere e proprie avvenivano direttamente tra i vari utenti.
Nel luglio 2001, un giudice ordinò ai server Napster di chiudere l’attività a causa della ripetuta violazione di copyright.

Napster dal 2008 era in mano alla catena di negozi Best Buy, che si era aggiudicata il sistema per 121 milioni di dollari. Rhapsody molto probabilmente non avrà sicuramente sborsato questa cifra.

L’operazione si concluderà il 30 novembre.