Dimenticate i sotto-domini del tipo m.example.com per le versioni mobile dei siti web e quelle varianti “creative” come i./a. con iOS o Android che alcuni designer hanno adottato nel tempo: Google li detesta e punta tutto sul responsive design. Un’altra novità da I/O 2013, passata quasi inosservata, riguarda proprio il layout dei servizi. Lucia Bracci, descrivendo la nuova interfaccia di Google+, lamentava l’eccessivo spazio inutilizzato… una conseguenza dell’adozione del design responsivo, che preferirei definire «adattabile».

Basta coi redirect a pagine ottimizzate per la navigazione da mobile: i fattori da considerare sono tanti e tali che non basterebbero a risolvere il problema. Occorre, invece, realizzare dei design che s’adattino automaticamente alle differenti dimensioni di schermi e superfici. Provate a ridimensionare la finestra del browser, mentre navigate su Google+. È un espediente che utilizzo anch’io, creando un sito. Elimina la necessità di ricorrere agli emulatori e restituisce un risultato credibile. Purtroppo, sacrifica i widescreen.

È difficile creare un design responsivo, senza lasciare dello spazio inutilizzato a qualche risoluzione: gli stili sono basati soprattutto sulle dimensioni in pixel, perciò i monitor ad alta definizione rischiano di mostrare un’interfaccia-utente meno accattivante di tablet e smartphone. Non significa che i widescreen non siano supportati, ma che necessariamente presentino dei “vuoti”. Google è riuscita a portare questo concetto all’estremo con Racer, un esperimento capace di sezionare i layout per schermi e superfici multipli.

Photo Credit: Jeffrey Zeldman via Photo Pin (CC)