Rdio è un altro servizio per lo streaming musicale, gratuito o in abbonamento, che arriva in Italia dopo Spotify. A differenza di quest’ultimo, gli ascolti non sono interrotti dalla pubblicità: l’iscrizione può essere effettuata da Facebook con un singolo clic. L’interfaccia non è ancora stata tradotta in lingua italiana e, purtroppo, non esiste una versione per Linux. Rdio è scaricabile su iOS, Android, Windows Phone e BlackBerry oppure sul desktop con Windows e Mac OS X. Il browser richiede la presenza di codec proprietari.

Questa mattina, per celebrare l’apertura, sono stati inseriti in Heavy Rotation diversi album di artisti italiani da Ludovico Einaudi a Vasco Rossi, passando per Tiziano Ferro e Max Gazzè. Alcuni brani, come quelli di Adele, non sono accessibili dall’Italia: probabilmente è un problema d’accordi con le etichette discografiche. Sono comunque ascoltabili in anteprima per qualche minuto. Gli utenti di Apple possono approfittare della nuovissima applicazione su iOS, aggiornata in contemporanea con l’approdo di Rdio nel nostro Paese.

Esattamente come Spotify, Rdio riserva lo streaming dai dispositivi mobili agli abbonati: è possibile attivare una prova gratuita di 13 giorni dal primo accesso dopo i quali è necessario iscriversi a 9,99€ al mese. L’applicazione su Android, a differenza dell’interfaccia web, è tradotta in italiano. Un’altra modalità d’abbonamento prevede 4,99€ per ascoltare le tracce dal browser o da una delle due applicazioni sul desktop. È meglio Spotify oppure Rdio? Dipende molto dal sistema operativo. Ubuntu potrebbe non avere mai una app.