Raspberry Pi – il dispositivo integrato da £35 – ha un fratello maggiore: è B+, che prevede nuove uscite per interfacciarsi con periferiche e altri device, allo stesso prezzo di Model B. I cambiamenti sono notevoli, perché nonostante la quantità di RAM resti invariata a 512Mb il circuito stampato s’arricchisce di componenti d’alto livello che lo rendono più appetibile del predecessore. Anzitutto, lo slot in plastica per schede SD è stato sostituito da uno in metallo che supporta il formato MicroSD e sono raddoppiate le USB 2.0.

Lo spostamento degli elementi sulla PCB (Printed Circuit Board) di Raspberry Pi migliora l’organizzazione del layout, più razionale. Molto apprezzabile il lavoro sulla qualità dell’audio, che era fra i punti deboli del dispositivo: ora i maker possono “sbizzarrirsi” perché i pin sono aumentati. Grazie alle innovazioni introdotte sul device diminuisce il consumo energetico da 0.5W a 1W — ideale per i progetti che richiedono una lunga autonomia. Rispetto a Model B, B+ ha dimensioni ridotte che permettono una migliore integrazione.

Pure se B+ ne rappresenta l’evoluzione, B continuerà a essere prodotto com’è stato con Model A: Raspberry Pi propone in totale una gamma di quattro dispositivi completati da due fotocamere con NoIR a raggi infrarossi. È un kit davvero interessante per ideare nuovi progetti integrati, affidandosi a Linux. In più di due anni sono state già vendute oltre due milioni e mezzo d’unità, segno che il device è apprezzato dai maker e dagli sviluppatori. Ora che è in competizione con Arduino, è probabile che in futuro i modelli aumentino.

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