Raspberry Pi è il mini-computer da $35 che più ha fatto parlare di sé nel 2012: creato dagli ingegneri della Cambridge University, sotto la guida di Eben Upton, avrebbe appena raggiunto 1 milione d’unità vendute tra Farnell ed RS che sono due i principali distributori anche in Italia. Io stesso ne posseggo uno e ne sono discretamente soddisfatto, ma nelle prossime righe cercherò di convincervi a non acquistarlo. Perché, a prescindere dal prezzo molto contenuto, nella maggioranza dei casi non riuscireste davvero a farci granché.

Parliamo delle caratteristiche. Raspberry Pi aveva 256Mb di RAM che sono stati aggiornati a 512Mb perché Oracle prevede una versione dedicata di Java che sia compatibile col dispositivo e la memoria è condivisa con la scheda video integrata. Il processore a 32-bit “gira” alla frequenza di 700Mhz che in sé sarebbero pure sufficienti, a patto d’ottimizzare il sistema operativo e i programmi: una variabile esclusa da Canonical che non supporta Raspberry Pi con Ubuntu. Dovreste scegliere un’altra distribuzione, per esempio Raspbian.

Io l’ho utilizzato prima con Gentoo, poi con Arch Linux che è la distribuzione tuttora installata sul mio Raspberry Pi. Potreste trasformarlo in un piccolo server domestico senza interfaccia grafica o in un agile media centre, però i codec proprietari s’acquistano a parte e l’assenza d’un orologio integrato sulla scheda costringe a impostare la data via software. Una pessima idea, se voleste programmare la registrazione di film e serie televisive. Raspberry Pi servirebbe alla prototipazione: è molto diverso rispetto ad Arduino.

Arduino, infatti, non consente d’installare un sistema operativo: esistono dei progetti in questo senso, ma non aspettatevi qualcosa di simile a Windows o Linux. È un device orientato esclusivamente, e non anche, alla prototipazione. Raspberry Pi può assolvere a diverse funzioni senza essere l’ideale per nessuna. Non è un computer, né una soluzione modulare come Arduino e il totale disinteresse di Canonical complica le cose. Ubuntu aumenterebbe le possibilità grazie alla partnership con Linaro che supporta il kernel di Android.

Utile agli ingegneri elettronici e informatici, Raspberry Pi non ha gli shield come Arduino: nei prossimi mesi arriveranno dei moduli aggiuntivi su questa falsariga, come una fotocamera integrata, ma a che servirebbe? A nulla, se non volete costruire una tastiera da mettere in mostra o qualcosa del genere. Se l’intenzione è assemblare un computer minimale, sono preferibili BeagleBoard o PandaBoard che costano e valgono molto di più. Insomma, Raspberry Pi non è un PC per gli “smanettoni”. È una piattaforma per pochi appassionati.

Tanto più che, spesi i 27,40€ più spese di spedizione, Raspberry Pi non è completo: servono una SDHC di Classe 10 che costa quasi altrettanto e un alimentatore da connettere via Micro-USB. Io ho utilizzato quello del cellulare, ma dovreste fare attenzione ai voltaggi per non compromettere il dispositivo. Se intendete soltanto giocare a Minecraft, acquistare il gioco è sicuramente una soluzione più economica. Intendiamoci, Raspberry Pi non è affatto un pessimo device. Sottintende, però, delle esigenze specifiche che pochi hanno.

Photo Credit: Roo Reynolds via Photo Pin (CC)