Buon compleanno, Raspberry Pi: il dispositivo integrato ha compiuto due anni sabato e – con oltre due milioni e mezzo d’unità vendute dal 1 marzo del 2012 – ricevuto un bel regalo da Broadcom, che ha deciso di rendere completamente open source i driver per VideoCore. La notizia è interessante per almeno due ragioni, perché lo stesso chipset è installato su alcuni smartphone e il codice rilasciato è compatibile con Android. È un’ottima opportunità per gli sviluppatori che possono tornare ad appassionarsi al device di Eben Upton.

Raspberry Pi è davvero un dispositivo molto duttile, basti pensare a Wolfram Language che è disponibile gratuitamente per Raspbian: continuo a pensare, però, che non sia alla portata di tutti. Considerarlo un mini computer è fuori luogo e soprattutto la versione con 256Mb di RAM (quella che anch’io possiedo) non ha una potenza sufficiente a sostenere le applicazioni o riproduzioni multimediali. Non è quello il suo significato, infatti, e se ha successo è per altri fattori che lo caratterizzano. Non ultimo, il prezzo competitivo.

Puoi usarlo per giocare a Minecraft, ma l’applicazione che trovo più intelligente è nella domotica: sto seriamente pensando di costruire un sistema d’allarme con Pi NoIR, la fotocamera a raggi infrarossi associabile al device. Al pari del “nostro” Arduino, Raspberry Pi è uno strumento strategico per i maker che lo hanno già integrato in migliaia di progetti diversi. Due anni sono tantissimi per un gadget del genere e personalmente spero che ne sia proposta una terza versione più performante per gestire infrastrutture complesse.