Sono 4,4 i miliardi di persone che nel 2014 non hanno ancora un accesso a internet: è quanto afferma l’ultimo rapporto di McKinsey & Company, coadiuvato da Internet.org – la fondazione no profit voluta da Facebook – chiamato Offline and falling behind: Barriers to Internet adoption. Una cifra che fa riflettere, corrispondendo a oltre il 60% della popolazione mondiale. Il cosiddetto digital divide è una barriera difficile da abbattere, più culturale che infrastrutturale, però altri 500 o 900 milioni saranno online entro il 2017.

Il 70% degli individui offline è concentrato in 20 Paesi e Internet.org intende ripensare la connettività [vedi gallery] appoggiandosi ai droni. È innegabile l’apporto di internet all’emancipazione e al progresso sociale: lo dimostra nelle ultime ore la manifestazione degli studenti di Hong Kong, costretti ad avvalersi di FireChat per superare la censura del governo cinese — opportunità di lavoro, diffusione dei saperi e contaminazione culturale non sono argomenti che possano essere presi alla leggera. Occorrono degli incentivi.

Che tipo d’incentivi possono ribaltare le stime, portando la maggioranza dell’umanità sul web? L’impiego dei droni – voluti anche da Google che li sfrutterà a vario titolo con Project Wing – può superare gli ostacoli dovuti all’orografia del territorio, ma la censura governativa (a prescindere da chi la attui) è un ostacolo ideologico, che dev’essere combattuto battendo altre strade. Nel libero mercato, incentivare l’accesso a internet dei Paesi in via di sviluppo per scopi filantropici può anche generare dei maggiori profitti.

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