Le possibilità per le connessioni genitori-figli aumentano giorno dopo giorno, vuoi tramite i social network come Facebook che diventano sempre più utilizzati anche dai grandi, vuoi tramite WhatsApp e canali di instant messaging, che vanno incontro allo stesso destino. Spesso, però, tali legami sempre più favoriti dal progresso tecnologico non vengono accolti con troppo entusiasmo dai giovani, a volte infastiditi dalla vicinanza ed in cerca del loro tipico distacco dalla sfera familiare, tipico dell’età adolescenziale.

Talvolta però non si considera l’altra faccia della medaglia. In Brasile, per esempio, all’Amaral Carvalho Hospital, con la collaborazione di DM9Rio, è nato Elo, un orsacchiotto dotato di un piccolo cuore hi-tech, a cui è associato un numero di telefono, che permette ai bambini malati di cancro ricoverati nell’ospedale, di restare in contatto con i propri cari da cui sono separati anche per lunghi periodi, utilizzando WhatsApp in abbinamento al numero di telefono contenuto nel pupazzo.

Cosa ci riserva il futuro? Questo esempio di giocattolo connesso alla rete è esplicativo del potenziale di connessione che sta sotto i nostri occhi. Senza alcun dubbio, in casi come quello particolare delle malattie, o di situazioni in cui c’è una separazione forzata tra genitori e figli, la tecnologia svolgerà un ruolo fondamentale, in grado di supplire (seppur parzialmente) a tali mancanze. Per quanto riguarda invece le situazioni normali, la tecnologia si potrebbe rivelare a mio avviso un’arma a doppio taglio. Certo, sapere di poter contare in ogni momento sullo smartwatch che permette al bambino di contattare in un batter d’occhio i genitori fornisce una grande sicurezza. Ma dall’altro lato, il distacco è a mio avviso fondamentale per la crescita individuale, e perché i figli riescano a guadagnare, seppur a piccoli passi, la propria autonomia.

Vi lascio con il video di Elo, l’orsacchiotto dell’ospedale brasiliano:

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