Hacktivism e cyber spionaggio sono due attività in continuo fermento, anche se di Anonymus non si sente più parlare da un po’. Rispetto allo scorso anno questi due fenomeni hanno avuto una crescita rispettiva del 22,5 per cento e del 131 per cento.

Sono alcuni dei numeri presenti nell’ultimo rapporto Clusit, che sarà presentato il 18 marzo in occasione del Security Summit di Milano. Il numero complessivo degli incidenti informatici gravi noti è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno passato, ma la gravità degli attacchi è aumentata in modo significativo, sia in termini di quantità e di valore economico dei dati sottratti, sia in termini di ampiezza delle conseguenze nel caso di sabotaggi ed attacchi di tipo “denial of service”. I cracker si stanno concentrando sulle banche, che hanno registrato un 97 di attacchi in più rispetto allo scorso anno. Gli attacchi nel settore banking/finance rappresentano ora il 9 per cento del totale.

Quanto costano gli attacchi informatici in Italia? Il rapporto non offre dati relativi al nostro Paese. Andrea Zapparoli Manzoni, membro del consiglio direttivo del Clusit, spiega: Il motivo è che da noi le vittime hanno un’oggettiva difficoltà culturale, organizzativa e tecnologica nel riconoscere di aver subito un attacco. Inoltre vige ancora una generalizzata riluttanza a denunciare di aver subito un incidente. Questa mancanza di informazioni e di trasparenza è deleteria, ed ovviamente favorisce solo i criminali.

Secondo un’indagine pubblicata a settembre 2012 da Symantec, i dati indicano che nel 2011 dalle tasche dei cittadini italiani sono spariti 2,45 miliardi di euro, con 8,9 milioni di individui che nell’anno sono rimasti vittima di un qualche genere di crimine informatico. Considerato che negli ultimi due anni gli attacchi sono più che raddoppiati, è plausibile stimare un aumento proporzionale anche dei costi.

Anche per quanto riguarda lo spionaggio industriale non esistono dati ufficiali, ma solo “sensazioni” colte dal mercato ed alcune case history – spiega Zapparoli Manzoni – Il bersaglio principale sono le nostre PMI ad alto valore aggiunto, che stanno subendo una significativa emorragia di proprietà intellettuale, spesso senza nemmeno accorgersene. Le aziende chiudono anche per questo, al giorno d’oggi.