Lo scorso mese a Riva del Garda si è tenuto il primo convegno internazionale sul DAB, la radio digitale terrestre, appuntamento che ha di fatto decretato l’avvio ufficiale delle trasmissioni in questa tecnologia.

Il DAB è una tecnologia non nuova in quanto ha iniziato le sue prime sperimentazioni nel lontano 1995. Oggi già si usa l’evoluzione del DAB ovvero il DAB plus e ci sono voluti quasi vent’anni per poterlo vedere approdare al mercato consumer a causa di tutta una serie di motivi tipicamente italiani tra cui l’assenza di frequenze prima occupate pesantemente della TV analogica e poi la mancanza di una regolamentazione arrivata solo nel 2009 con l’emanazione della delibera 664 che è il Regolamento della Radio Digitale. Quindi fino al 2009 gli addetti ai lavori hanno potuto solo sperimentare.

Per quanto riguarda la radio DAB non ci sarà lo switchoff come è stato per la televisione digitale terrestre, ovvero il passaggio dall’analogico al digitale che ha creato non pochi disguidi alla popolazione da ogni angolo all’altro dello stivale. Per le trasmissioni radiofoniche verranno mantenute, almeno per una prima lunga fase, entrambe le tecnologie.

Come si fa ad ascoltare la radio DAB? Prima di tutto la radio che desideriamo ascoltare deve aver iniziato a trasmettere in digitale. Per il momento questo avviene per Radio DeeJay, Radio Capital, m2o, RDS, Radio Maria, Radio Radicale, Radio 24 – Il Sole 24 Ore, R101.

Poi ci si deve dotare di un ricevitore di nuova generazione compatibile con il DAB. Quindi acquistare un device come uno stereo hi-fi da salotto (ma anche portatile a prezzi che si attestano attorno ai 40,00 euro) o acquistare un’autoradio compatibile. Fabrizio Guidi, presidente del ClubDAB Italia, spiega ai microfoni di Enrico Pagliarini su Radio 24 che attualmente ben il 70% della ricezione avviene in automobile. Per questo motivo in Inghilterra le auto stanno già uscendo con l’autoradio compatibile di serie.

In merito alla copertura, che è visibile sul sito del ClubDAB Italia, attualmente è coperta buona parte del nord Italia.

La radio digitale è in grado di veicolare  svariati servizi aggiuntivi come per esempio immagini e testo che le emittenti decidono di utilizzare per integrare il contenuto audio radiofonico.

Ma perché nell’epoca di YouTube dove lo streaming audio e video sembrano essere lo standard della trasmissione di informazioni dell’immediato futuro (per non dire del presente) dovremmo pensare ad investimenti istituzionali per creare infrastrutture e investimenti da parte dei privati, che devono dotarsi di nuovi dispositivi, per veicolare un segnale digitale con un protocollo così specifico e settoriale? Il segnale ottimo senza interferenze, la facilità d’uso (ora non si cerca più l’emittente per frequenza ma per nome), le informazioni multimediali che integrano l’audio sono motivazioni sufficienti per tale investimento?

La risposta è sì. Prima di tutto perché il sistema DAB consuma molta meno energia di quello analogico migliorando di molto anche l’inquinamento elettromagnetico. L’impatto di questa tecnologia è strepitoso: in alcune zone con il DAB si è riusciti a passare da centomila watt a duemila watt.

In seconda istanza, se tutti i milioni di ascoltatori della radio si riversassero sull’ascolto streaming, con l’attuale struttura delle reti non ci sarebbe banda sufficiente e la Rete collasserebbe. Così come avverrebbe se tutti guardassero la TV via streaming. Se poi ci aggiungiamo il fatto che, come detto prima, il 70% degli fruitori radiofonici lo fa in mobilità dall’autoradio, lo scenario sarebbe ancora più impraticabile in quanto la rete 3G (presto 4G con tutti i problemi di ricezione che porterà in eredità alla TV digitale terrestre) non è in grado ad oggi di fornire una copertura sufficientemente performante.

Quindi, da domani, tutti dabbisti!

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