Preparati, perché Quora s’appresta a introdurre le inserzioni pubblicitarie — che saranno inserite fra le tue domande e risposte: Adam D’Angelo, uno dei due co-fondatori della piattaforma, ha vagliato questa possibilità con Quentin Hardy nell’intervista su Bits per The New York Times. Presto, insomma, se poni o rispondi a un quesito dovrai sorbirti della pubblicità. Non credo sia un aspetto del tutto negativo, specie quando gli argomenti non sono esistenzialisti. Sì, non è raro trovare anche delle domande sull’esistenza di Dio!

Supponi di usare Quora per sapere dove puoi trovare un determinato utensile: anche se l’interfaccia è esclusivamente in lingua inglese, un banner potrebbe darti la risposta migliore (perché la pubblicità è geo-referenziata e il negozio virtuale proposto sarebbe italiano). È un’arma a doppio taglio, considerato che il servizio sopravvive soltanto grazie all’interazione degli utenti. L’unico obbligo che hai per accedere alle informazioni pubblicate su Quora è iscriverti. Io – se devo essere sincero – lo trovo piuttosto scocciante.

La modalità d’accesso a Quora è simile a quella proposta dai giornali online a pagamento, con la sostanziale differenza che non devi pagare nulla. È che io non voglio perdere tempo a effettuare un login, per ottenere un’informazione: sapendo come funziona, escludo subito Quora dai risultati sui motori di ricerca. Non sei obbligato a pensarla come me e se la piattaforma ha un traffico stimato in un milione e mezzo d’accessi al mese evidentemente non sei l’unico. La pubblicità sembra una buona soluzione perché possa sopravvivere.

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