Nel corso dell’ultima settimana è emersa tra gli Indigeni Digitali una interessante discussione sulle capacità occupazionali delle startup e la possibilità che queste diventino strumento di sviluppo per il Mezzogiorno.

Il dibattito è sorto nel gruppo da Antonio Savarese a seguito di un suo articolo pubblicato su Che Futuro . Nell’articolo è presente una intervista a Pino Aprile , il quale si afferma che la tecnologia sia lo strumento con cui arrivare alla soluzione della questione meridionale.

Savarese evidenzia nel gruppo degli Indigeni un passaggio dell’intervista, nel quale si afferma che il mezzogiorno ha bisogno di iniziative imprenditoriali che generino grandi volumi occupazionali mentre l’ecosistema delle startup, seppur brillante, opera su scale molto più ridotte.

Gli Indigeni Digitali sono una community di persone particolarmente attiva sulla Rete e fuori di essa:; molti dei suoi membri appartengono alle regioni del Sud Italia, e durante la discussione si sono fatti portavoce delle loro opinioni o esperienze dirette.

Giovanni Caturano afferma che non si può sapere se una piccola startup crescerà e darà lavoro a centinaia di persone, ma l’opportunità della rete è di creare tante, tantissime piccole realtà che possono efficacemente aiutare a superare la crisi. Egli propone un modello di azione in base al quale non si deve puntare a tante assunzioni da parte di una sola azienda (vecchio) ma a tante piccole aziende (nuovo) alcune delle quali forse faranno grande successo.

Antonio Savarese e Salvatore Larosa evidenziano come sia giunto il momento di identificare metriche utili a misurare in modo effettivo l’impatto reale delle startup sull’economia e l’occupazione.

Giancarlo Manfredi afferma un aspetto latente nella cultura imprenditoriale italiana, evidenziando che la rete funge da canale di distribuzione, ma finché si rimane ancorati a contesti culturali poveri di spunti e risorse concrete, la rete rimane solo un luogo di confronto.

Andrea Faré aggiunge che Non saranno le startup a far uscire il sud (e tutta l’Italia) dal baratro perché mancano le condizioni infrastrutturali per fare innovazione

Fabio Lalli, fondatore dell’associazione Indigeni Digitali, pone all’interno del gruppo una critica sulla necessità di adottare criteri di misura sull’efficacia delle startup: La misurazione è sopratutto utile a chi sopra ci deve speculare o chiacchierare. Quello che conta son i fatti, i risultati. I progetti che falliscono hanno semplicemente fatto un percorso, più o meno fortunato, più o meno fatto bene, più o meno sbagliato. Come succede in tutto.

Bruno Bellissimo è del parere che le nuove tecnologie richiedono prima di tutto capitale umano ben formato. Anche al sud è possibile la nascita di singole realtà di eccellenza, anche se ancora oggi sembrano essere un’eccezione alla regola generale.

Massimiliano Caruso prosegue affermando che il Sud è purtroppo totalmente decontestualizzato da ciò che lo circonda (resto d’Italia, Europa). È pieno di persone geniali costrette a confrontarsi con una realtà socio-economica-culturale incredibilmente degradata e con una scena politica di una pochezza disarmante. Le lacune infrastrutturali sono note. Ciò non toglie che esistano oasi felici che raggiungono vette di eccellenza, che tali sono destinate a restare, essendo assolutamente impossibile replicarle su larga scala.

Si tratta, dunque, di una discussione tuttora attiva su un tema per il quale la politica e le istituzioni devono necessariamente fornire risposte concrete.

Topic della settimana:

Le telefonate gratis offerte da Facebook ai suoi utenti (Massimo Canino)

Twitter: tutto quello che non vogliono farvi sapere (Fabio Lalli)

I consigli degli Indigeni per acquisire clienti (Marco Vismara)

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