Quark X1000. Segnatevi questo nome. È il nome di una rivoluzione. Forse. Così si chiamano i nuovi processori di Intel presentati al Developer Forum in corso a San Francisco. Sono dei processori con una CPU mignon, grossa un quinto di quella dell’ultima generazione di Atom.

Schiacciata sotto il peso della crescita di smartphone e tablet, mercati in cui Intel non ha mai sfondato, si prepara a diventare una cloud company. Per farlo l’azienda il cui nome è diventato sinonimo di processore negli anni del PC ha deciso di affidarsi alla consulenza di Facebook e Google, ha spiegato Nick Bilton su Bits.

Persa la partita per i dispositivi mobili, Intel ora punterà tutto sui wearable computer, a partire dagli smartwatch come il Samsung Galaxy Gear e il famigerato iWatch, che forse non vedremo mai. Non solo wearable però: Intel se la vuole giocare anche nel campo dei sensori che utilizzeremo sempre di più con l’approssimarsi della prossima rivoluzione digitale, quella delle smart city. È con in mente queste nuove tecnologie che Intel ha presentato ieri la propria nuova linea di processori sofisticati a basso consumo. Processori per un mondo dove Internet è sempre presente, ha chiosato Bilton.

The Verge è stato più tecnico. I Quark sono piccoli processori per l’Internet delle cose, un magico mondo di cui ci ha già parlato Matteo Collina in un intervista in cui ci spiegava come chattare con casa propria. Qualcosa che in minima parta abbiamo già visto al Google I/O 2013.

La cosa più importante di questi nuovi processori è forse il fatto che la tecnologia usata può essere licenziata da produttori di chip come Apple, Qualcomm, e Samsung. Il che è un vantaggio per tutti, perché finora questi produttori utilizzavano tutti la tecnologia di ARM, mentre ora ci sarà più competizione sotto questo aspetto.

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