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Pubblicità su Facebook, la ricetta italiana per farla funzionare

Gestire e monitorare le campagne sui social network? Uno dei motivi per cui nascono i tool è semplificare la vita a chi con i social ci lavora e vorrebbe ottimizzare efficacia, tempi, investimenti. Ed è la ragione che mi ha convinta a “sposare” la vision di Adespresso, piattaforma web per gestire in proprio le Facebook ad. Startup italiana ideata da Massimo Chieruzzi, che ha risposto alle nostre domande su startup e Facebook advertising.

Vale la pena fare pubblicità su Facebook?
È un dubbio sacrosanto. Prima di farlo dovremmo chiederci se è la strategia adatta alle nostre esigenze. L’adv Facebook funziona molto bene su iniziative locali, ad esempio fare pubblicità ai residenti di uno specifico quartiere di Milano, e in generale, sui prodotti consumer. Il problema è a monte, legato alla percezione che la gente ha della pubblicità di Facebook: la utilizza come se fosse quella di Google. Nulla di più sbagliato, è un modello totalmente diverso. Su Google mostro un annuncio pubblicitario nell’istante in cui l’utente ha una necessità. Cerco assicurazione auto e mi compare una pubblicità ad hoc. Facebook è molto più simile alla pubblicità in tv: “sparo” il mio messaggio su tutti gli utenti che rientrano in un determinato target, ad esempio uomini, dai 18 ai 30 anni, che sono appassionati di motori. Google copre l’ultimo miglio: voglio qualcosa, ottengo il link per comprarlo. Facebook è un gradino più in alto, il suo vero valore è generare la domanda e l’interesse verso un dato prodotto.

Com’è nato AdEspresso?
A Creative Web portavamo avanti delle campagne di adv Facebook per un nostro cliente, un portale di libri, ed abbiamo voluto fare un esperimento per vedere se rispondevano meglio gli uomini o le donne. Abbiamo così scoperto che le donne erano più interessate ai libri degli uomini con un divario dell’80%. Puntando quindi la nostra pubblicità prevalentemente sulle donne abbiamo migliorato considerevolmente il ritorno sull’investimento del nostro cliente. Poi siamo andati oltre con altri test: quale fascia di età è più interessata ai libri, quale immagine di copertina attira di più l’attenzione, i fan di quale autore sono più propensi all’acquisto di un libro. Ma è sorto un problema: creare un annuncio su Facebook richiede del tempo, immaginate crearne (manualmente) 50 per testare tutte le possibili ipotesi. Da qui l’idea di creare uno strumento semplice e veloce, pensato per le esigenze delle piccole medie imprese, per gestire le campagne riducendo i costi e aumentando i guadagni, rendendo la pubblicità più efficace: Adespresso!

Perchè usare Adespresso e non direttamente Facebook?
In primis si risparmia molto tempo nella creazione di una campagna. Si ha accesso a delle statistiche molto più dettagliate ma allo stesso tempo più semplici da leggere per capire subito cosa funziona e cosa no. Con Adespresso, oltre al numero di click di un annuncio fornito da Facebook, si può tracciare cosa ha fatto l’utente dopo aver cliccato. Ad esempio se ha acquistato un prodotto sul sito di e-commerce, se si è iscritto alla nostra newsletter, se è diventato un membro attivo della nostra fan page o se ha fatto solo like. Su Facebook i dati sono eccessivamente aggregati. A fronte di più campagne da analizzare diventa molto complicato e time consuming ricavare dei dati sensibili per ogni singola campagna.

Quali sono i consigli che dai a un giovane startupper?
Tralasciamo le classiche risposte “Lavora duramente, non mollare mai, credici veramente”. Valide, ma le do per scontate.
I miei consigli sono due: focalizzarsi sul business e guardare all’estero.
Focalizzarsi sul business: una startup è comunque un’attività imprenditoriale che deve generare reddito. Senza questo presupposto non si sopravvive, soprattutto in Italia dove il mercato è piccolo e i finanziamenti pochi. È bello credere nella propria idea ma è altresì importante verificare prima che esista una domanda da parte del mercato. Se si capisce che l’idea non funziona, niente sentimentalismi, si chiude un capitolo e si cerca una nuova idea: fail fast. Non trascinatevi per 5 anni una startup che non decolla. Una su cento magari al sesto anno troverà la chiave di svolta per il successo, ma ricordatevi anche delle altre 99 che falliranno ugualmente, perdendo 5 anni.
Il secondo consiglio è guardare all’estero. Non mi riferisco soltanto al classico trasferirsi negli Stati Uniti (ci vuole coraggio, se ce l’avete fatelo). Un altro fattore chiave è il mercato online italiano: siamo fra i tre ed i sei anni indietro rispetto a USA, UK e altre nazioni. Studiare cosa succede in quei paesi può esserci incredibilmente utile per prevedere cosa succederà in Italia fra tre anni e partire in anticipo rispetto alla concorrenza.
Per lo stesso motivo è importante chiedere all’estero feedback e consigli sul proprio prodotto: si riceveranno risposte fresche, aggiornate e con punti di vista diversi dal nostro.

Grazie Massimo, risposte che inducono a riflettere. Ora ho una domanda per voi: qual è la vostra esperienza con la pubblicità su Facebook?

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