Sono più di 100.000 le foto rubate da Snapchat: un hacker avrebbe ottenuto l’accesso alle immagini scambiate dagli utenti su Snapsave, una app di terze parti per Android che dialoga con la popolare applicazione, ma gli amministratori smentiscono. Gli scatti, fra i quali compaiono anche delle fotografie di nudo, sono stati pubblicati online su 4chan dov’è stato creato un database sul quale controllare se il proprio account è compromesso. Abbiamo una comunicazione ufficiale dalla startup su quello che è stato chiamato Snappening.



Questa volta, iCloud non c’entra e non sono le celebrità l’obiettivo degli hacker. La cifra iniziale continua a salire e sarebbero già 200.000 le foto recuperate da Snapchat e ripubblicate sul web: un grave episodio che mette in dubbio la validità della app, concepita per scambiare messaggi e contenuti multimediali che svaniscono. Nonostante l’interesse della concorrenza, un simile furto costringerà gli sviluppatori a un giro di vite sul reverse engineering delle API (Application Programming Interface) come avviene su Instagram.

Non esistono, infatti, degli strumenti forniti da Snapchat per comunicare da app esterne e la startup – che non s’assume alcuna responsabilità del furto – sottolinea che l’uso di queste applicazioni viola i suoi termini d’utilizzo. Insomma, gli utenti non dovrebbero ricorrere a Snapsave o equivalenti: è colpa loro se le foto sono state intercettate e pubblicate online. Detto ciò gli ingegneri della startup che piace tanto a Mark Zuckerberg dovranno correre ai ripari per contenere il danno d’immagine che questo furto ha causato.

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