La delocalizzazione delle risorse ha già portato numerosi vantaggi alle aziende, in grado di affidare più settori produttivi ad aziende meno costose all’estero.

E’  il caso di molte realtà industriali che si affidano alla costanza delle fabbriche cinesi per soddisfare la richiesta di dispositivi tecnologici accurati. Ma qualcosa sta cambiando anche in Cina.

La superpotenza cinese, che già tiene sotto scatto l’America con l’acquisto massiccio dei titoli di stato statunitensi, in realtà è legata con un doppio filo alle aziende americane.

La Foxconn International Holdings, da sola, soddisfa le richieste di componenti elettronici per Apple, Acer, Microsoft, Nokia e tanti altri.

La Foxconn ha un giro d’affari che si aggira sui 60 miliardi di dollari l’anno, ma a livello umano qualcosa nella sua realtà industriale non funziona. Negli ultimi sono stati registrati molti suicidi tra i dipendenti ed ora c’è una nuova minaccia che arriva direttamente dal management.

I capi della Foxconn che per fatturare quanto dichiarano hanno fatto affidamento anche sulla precisione di 10 mila robot, adesso sembrano intenzionati a tagliare posti di lavoro a favore dell‘introduzione di 1 milione di automi nel giro di circa 4 anni.

Per questo si pensa che presto anche iPhone e iPad saranno il frutto dell’assemblamento di componenti fatto dai robot.