Trenta milioni: metà della popolazione italiana. Tanti sono i profili utenti di Facebook che sono morti dal momento della loro iscrizione al famoso social network e che continuano a “vivere” online. Si tratta di un numero sempre crescente che non rappresenta una sorta di macabro bilancio all’interno dei numeri forniti dal servizio di Mark Zuckerberg, quanto piuttosto di un’anticipazione di come l’idea della morte potrebbe avere un peso sempre più rilevante nel mondo dei social network.

Di questo tema, tanto se vogliamo macabro e doloroso ma anche comunque interessante se ci si limita al dato (e che è entrato negli eterni dibattiti di privacy di Facebook), è affrontato nel testo Your Digital Afterlife realizzato sulla base di una serie di ricerche legate alla “comunità dell’aldilà online“.

Per Evan Carroll, co-autore dell’opera insieme a John Romano, “nonostante in Giappone stanno nascendo veri e propri cimiteri online, la società ha tradizioni “materiali” legate ai defunti troppo solide e non ci sarà mai spazio per una sostituzione definitiva a favore dei social network dedicati all’aldilà”. Tra i tanti falsi miti che Facebook deve portarsi dietro, di certo però questo della “traccia” che lasciano i profili di persone morte sicuramente creerà discussioni anche in futuro.