La navigazione in internet impone continuamente un confronto con le tematiche legate alla tutela della privacy. Per esempio, in un periodo come questo di grande attenzione alle inchieste e alle intercettazioni è necessario capire cosa si può pubblicare e cosa è riservato. È intervenuta l’Autorità.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha detto la sua in merito alla pubblicazione sui giornali delle ordinanze di custodia cautelare. È stato cioè chiamato ad esprimersi su quella materia sempre sul confine tra rispetto del diritto di cronaca e rispetto della privacy individuale degli indagati.

Nell’ultima newsletter è arrivato il chiarimento: in rete possono essere inserite le ordinanze di custodia cautelare in carcere, soprattutto se il documento sempre a completare e corredare una notizia, ma tutti i dati non essenziali alla cronaca devono essere oscurati.

Per esempio, l’Autorità, in un provvedimento riferito ad un’associazione, ha ribadito che il soggetto in questione non poteva pubblicare anche i numeri di telefono, gli indirizzi di residenza e domicilio, nonché le targhe delle vetture private ed aziendali, dei cittadini sottoposti ad un procedimento di custodia cautelare.

Le informazioni citate che non devono essere pubblicate insieme all’ordinanza, infatti, risultano non pertinenti con i fatti di cronaca.