In Russia, anche con una serie di finanziamenti, una società d’informatica ha messo a punto un sistema che blocca la condivisione di file coperti da diritto d’autore. Peccato che non ci sia ancora chiarezza sulla “legalità” dello strumento. 

Si chiama Pirate Pay ed una start-up russa che vuole accreditarsi presso le majors dell’audiovisivo, attraverso un sistema che scoraggia – o meglio impedisce – lo scambio di file coperti da diritto d’autore.

La tecnologia sviluppata dovrebbe intervenire nel P2P di contenuti non autorizzati sulla rete di BitTorrent. Al di là dell’aspetto tecnico che andremo tra poco ad illustrare, Pirate Pay ha in mente anche un modello di business che vuole vendere all’industria del copyright.

A livello tecnico, quando due utenti condividono un contenuto protetto da diritto d’autore, inizia un attacco DoS (Denial of Service) al network. S’invia una certa dose di traffico che confonde il client sugli indirizzi IP dei riceventi e fa in modo che da un lato o dall’altro ci sia una disconnessione.

Anche Microsoft ha finanziato il progetto russo che in qualche modo, sul campo, ha già ottenuto un discreto successo con il blocco di circa 50 mila download.

I problemi sono due: il primo è che in passato molte altre aziende hanno tentato di stoppare il P2P dall’interno senza poi strutturare un sistema approvato; il secondo è che l’ortodossia del sistema DoS è assolutamente in discussione.