La Cina è campionessa nella clonazione di qualsiasi prodotto ma subisce, almeno in rete, una censura senza precedenti.

Così gli internauti cinesi si sono ingegnati per aggirare gli ostacoli posti dal regime e andare alla ricerca di informazioni su Internet. A quanto pare, però, il bisogno d’informazione è solo al secondo posto.

I cinesi, infatti, hanno voglia di ascoltare musica e per scaricare mp3 hanno usato spesso il motore di ricerca Baidu, l’alternativa cinese a Google che consentiva di recuperare file musicali. Il problema è che molti di questi erano coperti dal copyright.

Diversamente da quanto accaduto per Btjunkie, messo fuori legge insieme a tutti i siti che tramite proxy consentivano l’accesso ad uno sconfinato data base di file “illegali”, la Cina ha reagito “legalizzando” il download. Come?

Baidu si è accordato, dopo una lunga trattativa, con una cordata di imprese discografiche di cui fanno parte Universal, Warner e Sony Bmg.

In realtà il motore di ricerca cinese aveva già qualcosa in cantiere perché pensava di lanciare presto la piattaforma musicale Ting!

Due piccioni con una fava, dunque. Secondo gli accordi Baidu verserà una quota alle etichette per ogni brano fruito e condividerà i ricavi derivanti dall’attività pubblicitaria.

In un secondo momento una parte del servizio potrebbe diventare a pagamento.