Oggi Pinterest ha lanciato le secret board che altro non sono che lavagne private condivisibili solo con chi vogliamo. Al di là della funzione in sé dello strumento è di notevole interesse come lo strano social si stia evolvendo verso un qualcosa di strutturato in grado di offrire un’esperienza utente circoscritta e determinata.

Non mi piace molto Pinterest, ma ho iniziato a usarlo perché nella categoria Technology si trovano spesso delle chicche e grandinano infografiche a tema una più interessante dell’altra.

Veniamo però alle secret board. Che poi più che segrete sono private, visto che le condividi. Queste permettono di creare una lavagna in cui raccogliere le proprie pinnate insieme a quelle sole persone che sono state invitate, senza però rendere pubblico il progetto.

Su Pinterest Italy Paola Sangiovanni ha provato a trovare cinque motivi per usarle: scegliere il vestito da sposa o un regalo di compleanno, lavorare a un progetto non ancora pubblico, preparare la board di un brand o coltivare una passione segreta. Sottolineando come sia il caso di porre attenzione con chi le condividiamo perché questi possono a loro volta condividerle con altri.

Riprendendo il post di Paola, che stamattina girava un po’, Pierluigi Casolari su Indigeni Digitali ha scritto: Secondo me la secret board è un tool per i brands. Alla fine l’unità di comunicazione su Pinterest non è il pin, ma il board. Di conseguenza ci sta tutta che un brand non voglia far conoscere la sua board finchè questa non è perfetta.

Io ero più dell’idea che fosse davvero uno strumento per potenziare il lato social del network, permettendo agli utenti di condividere foto e link a tema. In realtà anche in questa mia ottica Pinterest diventa al massimo uno strumento di lavoro, una cosa tipo Urlist basata sulle immagini.

In effetti l’analisi di Pierluigi è forse quella più mi convince.