Perché il social network sia economicamente sostenibile, Pinterest – come qualunque altra azienda – ha bisogno d’avere dei profitti: i banner “stonerebbero”, accanto alle fotografie degli utenti, quindi Ben Silbermann ha annunciato una formula molto simile a quella adottata con relativo successo da Twitter. La piattaforma inizierà a mostrare le Promoted Pins fra i risultati delle ricerche e nelle categorie, ma nessuno ha ancora pagato nulla. Essendo un esperimento, i contenuti sono selezionati in modo casuale da alcuni profili.

È un modello di business convincente? Forse, è semplicemente l’unico che potrebbe essere adottato da Pinterest: le caratteristiche della piattaforma escludono, secondo me, altre modalità di guadagno. Tutti i contenuti del portale sono delle pubblicità più o meno esplicite e io non pagherei per visualizzarle — a prescindere dal fatto che siano state concepite come inserzioni. Perché dovrei sottoscrivere un abbonamento da rinnovare a cadenza periodica, ad esempio? Un’altra soluzione potrebbe essere quella di vendere le fotografie.

Un fotografo professionista potrebbe utilizzare Pinterest per distribuire i propri scatti a pagamento, ma – trattandosi già di spot pubblicitari delle aziende – chi le comprerebbe mai e perché? Le Promoted Pins sono l’unica possibilità credibile d’attrarre gli inserzionisti che volessero apparire in testa alle ricerche degli utenti. Se il portale manterrà la promessa di non sovraccaricare le pagine di advertising, sulla falsariga dei tweet sponsorizzati su Twitter, gli iscritti non potranno lamentarsi. L’alternativa è chiudere.