È stata una settimana particolarmente travagliata per la community degli Indigeni Digitali. A causa di alcuni problemi tecnici sulla piattaforma il gruppo è sparito da Facebook per alcune ore, seminando il panico tra noi Indigeni. Il problema si è risolto in meno di due giorni grazie al supporto offerto dai tecnici di Dublino (attendiamo ancora di sapere che sia successo, ndr)

Nel corso della scorsa settimana ha avuto particolare rilievo, all’interno del gruppo, la segnalazione lanciata da Luca La Mesa relativa all’utilizzo improprio delle pagine Facebook legate in particolare ai personaggi dello spettacolo che non ci sono più. È il caso della pagina fan di Pietro Taricone, nata subito dopo la sua scomparsa e che ha raggiunto dei picchi di 828 mila (documentati da Luca nel luglio 2012) trasformata in poco tempo in un virulento torrente di spam che ha fatto scendere il numero dei membri della community e sporcato l’immagine e la memoria di Pietro. Sono state tantissime le segnalazioni su questa pratica molto poco etica sia nei confronti degli amministratori della pagina che nei confronti della famiglia Taricone.

Il caso si è ulteriormente complicato quando i familiari di Pietro Taricone, per mettere fine a questa speculazione, hanno dato incarico alla società di Luca di richiedere a Facebook l’assegnazione della proprietà della pagina per restituire dignità alla figura di Taricone e nel contempo dare visibilità al progetto Pietro Taricone Onlus, che ha l’obiettivo di favorire progetti educativi ai bambini del Mustang. La gestione della pagina è stata affidata da Facebook alla Onlus attraverso una procedura di migrazione dei fan alla nuova pagina “Pietro Taricone Onlus”.

La gestione di questo delicato passaggio è stata studiata nella maniera più trasparente possibile grazie a un video di Kasia Smutniak che in prima persona ha spiegato la situazione ai fan, li ha ringraziati per il loro grandissimo affetto e ha chiesto a tutti loro di sentirsi liberi di decidere se rimanere fan della nuova pagina o abbandonarla. Il tutto è stato completato da una presentazione che ricostruiva la storia della pagina e i tentativi andati avanti per mesi, di mettere fine a questa speculazione.

Tuttavia, alcune ore prima di una trasmissione su La7 nella quale Kasia Smutniak andava a presentare il progetto della Onlus, è stata effettuata una (falsa) dichiarazione a Facebook da un utente che si è qualificato come “Maurizio Taricone (fratello di Pietro)” che ha affermato di essere il titolare dei diritti di immagine di Pietro Taricone.

Facebook, per poter effettuare le opportune verifiche e dando per vera la testimonianza ricevuta, ha cancellato (si spera temporaneamente) dalla pagina gli 800.000 fans poco proprio prima della diretta.

Questa vicenda lancia diversi spunti di riflessione su molti aspetti legati alla gestione delle pagine create sui social media a scopi celebrativi, nella maggior parte dei casi da utenti non riconducibili ai familiari dei personaggi pubblici defunti, i quali sono, dal punto di vista legale, i veri titolari dei loro diritti di immagine.

Stefano Bianciardi sottolinea come l’uso che è stato fatto del nome e dell’immagine di Pietro Taricone è del tutto immorale, e rischia di procurare danni economici alla Onlus. Massimo Melica evidenzia come Facebook, negli ultimi tempi, possa avere difficoltà nella tempestiva gestione di queste segnalazioni. Giuseppe Gigante afferma che, dal punto di vista legale, il diritto d’autore, sfruttamento d’immagine e simili seguono le leggi dei lasciti ereditari: nel caso in cui la pagina Facebook fosse effettivamente gestita da un familiare, non ci sarebbe modo di porre rimedio a questa situazione. Luca La Mesa ci ha confermato che non è questo il caso.

Fabrizio Ventre punta il dito sugli utenti della pagina, che dovrebbero attivarsi quando i suoi contenuti esulano dagli scopi originari per i quali la community è sorta. Luca sottolinea tuttavia come spesso questa pagine nascono con contenuti interessanti e, solo quando sono cresciute molto, vengono “vendute/date in gestione” per monetizzare con il traffico che sono in grado di generare.

Si tratta dunque di una situazione complessa, che fa leva su aspetti legali, etici e di community management che interessano tutti coloro che lavorano quotidianamente sulla gestione di pagine e profili sui social media.

Topic della settimana:

Atooma, la startup italiana che vince all’estero (Fabio Lalli)

Big data? Ok, adesso basta  (Maurizio Galluzzo)

Il silenzio elettorale sul web (Dario Salvelli)

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