Come ogni anno, Google festeggia la ricorrenza del primo d’aprile con un pesce: quello odierno è Nose, tradotto significativamente come Olezzo nella versione italiana. Una presunta tecnologia in grado di diffondere gli odori del web, grazie alla superficie SMELLCD 1.8 o successivo. Qualcuno, visitando il motore dall’interfaccia in inglese, potrebbe persino cascarci. Tradotto in italiano è più difficile, considerando che un termine come «olezzo» non sarebbe affatto spendibile a livello commerciale. È una bella trovata, comunque!

Gli April fool di Google sono sempre molto accurati. Olezzo sarebbe stato integrato in Knowledge Graph col pulsante Annusa e offrirebbe la possibilità di condividere gli odori su Google+. Le ricerche maleodoranti potrebbero essere filtrate utilizzando SafeSearch: il database accumulato includerebbe quindici milioni di scientibyte. Libri Gratta e Annusa, sottotitoli olfattivi su YouTube e annunci AdScent per le imprese completano lo scherzo. Sì, probabilmente qualcuno ha lavorato a questo pesce d’aprile per delle giornate intere.

Eppure, qualcosa mi suggerisce che una tecnologia del genere potrebbe avere un qualche futuro. Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000, in Giappone, erano stati approntati degli esperimenti di sale cinematografiche olfattivo. Una maggiore diffusione dell’internet delle cose dovrebbe “democratizzare” il costo dei sensori e un domani vista e udito potrebbero trovare nell’olfatto la terza dimensione percettiva del web. Non oggi, però. E Google Olezzo è soltanto uno scherzo: evitate d’annusare gli smartphone con Android.