Il clamoroso sviluppo di internet e il sempiterno fascino della televisione avrebbero dovuto decretare il pensionamento della mamma radio. Ciò non è accaduto, perché? I dati parlano chiaro: un italiano su tre ascolta la radio. E lo fa senza impazzire nella sintonizzazione del canale preferito. In pratica si sta diffondendo sempre più l’ascolto dei programmi radiofonici online.

E non solo, molti ragazzi che ascoltano la radio con le cuffie, lo fanno scegliendo tra programmi già andati in onda che magari non riusciti a seguire in diretta. Il famoso podcast che non era minimamente nei pensieri di Marconi ma sicuro era nella testa dei visionari d’un tempo.

Nell’ultimo rapporto Censis-Ucsi si parla addirittura della seconda vita della radio che dopo internet è il media che ha registrato il maggior incremento di gradimento, pari al +14,8 per cento. I personal media, in questo, sono stati determinanti per la rinascita della radio, nonostante non sia mai deceduta.

Internet, semmai, ha determinato un calo nella fruizione della televisione. Quindi in pensione la cara e vecchia tv e una nuova vita per la radio che con il lancio dello standard DAB, Digital Audio Broadcasting, ha archiviato fruscii e difficoltà di sintonizzazione.

La radio, in genere c’è almeno un apparecchio in ogni casa, è sempre sintonizzata, dalla radiosveglia al podcast.