Il mondo del web e dei social network ci ha abituati a dare un voto a tutto: ristoranti, hotel, videogiochi, film, libri e tutto ciò a cui può essere dato un giudizio. Ma se il voto si potesse dare alle persone? Ci ha pensato Peeple, una nuova app che permetterà ai suoi utenti di assegnare un voto alle persone. Il software non è ancora disponibile sul mercato ma è già balzato agli onori della cronaca sollevando un gigantesco polverone di polemiche.

Il funzionamento è molto immediato: per dare un voto ad una persona, l’utente ha semplicemente bisogno del suo numero di telefono e poi, inserendo nome e cognome nell’app, sarà possibile dare un giudizio, da una a cinque stelle, che potrà essere visto anche da altri utenti iscritti a Facebook. Non solo il voto: gli utenti potranno infatti inserire anche delle informazioni sulla persone “giudicata”, oltre a poterla catalogare in un determinato contesto, ad esempio, personale, professionale o romantico.

I commenti positivi compariranno immediatamente online, mentre quelli negativi verranno inviati all’interno di una casella apposita nella quale rimarranno per 48 ore e dovranno essere “processati”. Se invece non si è registrati all’app Peeple, appariranno solo commenti positivi.

Le ideatrici dell’app Julia Cordray e Nicole McCullough hanno fatto sapere che i commenti negativi entro un certo limite di tollerabilità (stabilito da loro) non potranno essere cancellati. L’applicazione potrebbe essere il perfetto habitat per bulli, frustrati e malintenzionati, ma la fondatrice Julia Cordray – nonostante le numerose critiche ricevute in questi giorni – ha fatto sapere che c’è la possibilità di tenere tutto sotto controllo non accettando utenti anonimi o utenti minori di 21 anni. Anche dal punto di vista dei contenuti ci sarà un controllo: vietati volgarità, sessismo e accenni a condizioni mediche.

Un’applicazione – come evidenziato anche dal Washington Post – che non avrebbe alcun senso di esistere se non di mercificare la cattiveria delle persone, andando a costruire un (pericoloso) modello di società virtuale nel quale ogni persona avrebbe il diritto di giudicarne pubblicamente un’altra, con un sistema di controllo interno (nonostante le parole dei fondatori) ancora troppo fumoso e imprevedibile.