Il computer, come siamo abituati a intenderlo, è “morto”: molti lo sostengono, in virtù dei risultati delle vendite di tablet e smartphone. Tuttavia, Rob Enderle ha proposto un’analisi su Digital Trends che confuta questa tesi. Continueremo ad avere desktop e laptop sugli scaffali, ma i produttori devono affrettarsi ad adeguare il design dei PC alle nuove esigenze dei consumatori. Microsoft, dal punto di vista del software, ha proposto con Windows 8 una novità che sembra andare in questa direzione. Il problema resta l’hardware.

L’aspetto dei computer è rimasto pressoché invariato, negli ultimi dieci anni: le dimensioni dei case sono leggermente inferiori, però la forma e l’orientamento verticale dei desktop sono sempre gli stessi. Il discorso è un po’ diverso sui laptop, perché i produttori offrono da tempo delle soluzioni ibride che possono trasformarsi in tablet e viceversa. Surface RT, disponibile nel nostro Paese a partire da San Valentino, è soltanto l’ultimo esempio. Quali novità potrebbero proporre i desktop per tornare a essere all’avanguardia?

Difficile a dirsi, specie quando i professionisti s’ostinano ad adottare soluzioni obsolete in ufficio: il desktop non è mai stato un prodotto per le famiglie e, qualunque direzione dovesse prendere il design, resterà un computer da utilizzare sul lavoro. Sulle scrivanie delle aziende continuano a esserci numerosi desktop, ma i thin client sarebbero preferibili. Questi non installano un sistema operativo sul proprio disco perché accedono al software dalla rete. Hanno un prezzo contenuto e prevedono la disponibilità d’un server.

I thin client s’agganciano sul retro del monitor, quindi abbattono i problemi di spazio, e i più sofisticati permettono d’utilizzare tastiera e mouse via Bluetooth. Con un ingombro minimo e senza cavi, garantiscono delle prestazioni equivalenti al desktop: il problema, nella circostanza, è il server. Quale famiglia ne comprerebbe uno da tenere in casa? Qui subentra il cloud computing. Pensate a un sistema operativo accessibile dal web, anziché installato in locale, da eseguire con un thin client posizionato dietro allo schermo.

Se nessuna azienda ha ancora pensato di proporre una soluzione del genere ai consumatori è soprattutto per i costi. Gli utenti dovrebbero affittare una macchina virtuale come avviene presso gli hosting provider per evitare l’acquisto di server “fisici”. Un prezzo al consumo sarebbe troppo oneroso, rispetto alla vendita di desktop e sistema operativo: spiegare questo meccanismo, in realtà piuttosto banale, richiederebbe mesi o anni perché le famiglie ne comprendano i vantaggi e non temano implicazioni sulla privacy dei documenti.

La privacy non è un aspetto da sottovalutare, perché affittando una macchina virtuale il gestore avrebbe accesso alla cronologia completa delle operazioni effettuate dall’utente. Ciò nonostante, sono convinto che prima o poi avverrà una transizione simile: i sistemi operativi sono “morti” ancora prima del desktop… e i computer faranno la stessa fine. Non penso sia una questione di forma, come ritiene Enderle, ma di servizi. Il cloud computing garantirebbe un sotware sempre aggiornato e sicuro, a patto di sacrificare la privacy.

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