La peggiore lingua in cui scrivere una password è sicuramente la lingua italiana. Dei programmi di hacking studiati ad hoc, infatti, inseriscono una lista di termini comuni nel software e con questi riescono a violare moltissimi account

La scelta della password di accesso ai siti internet non è particolare trascurabile nella nostra vita condotta nel web. Basta pensare ai recenti casi di furto delle chiavi d’accesso che hanno coinvolto Linkedin, eHarmony e anche Last.fm.

Sicuramente l’invito a modificare la password scegliendo soluzioni più efficaci, aiuta ad ingegnarsi nella protezione artigianale dei vari account. Peccato che l’italiano, da questo punto di vista, non sia il massimo. A dirlo è uno studio dell’Economist.

Il quotidiano economico ha dimostrato che ci sono ancora moltissime persone che usano password banali e primordiali: sequenze di numeri per esempio, dall’1 al 6, oppure la stessa parola “password”. Non si può certo pretendere così di essere al sicuro dagli hacker.

Gli italiani, poi, sono il popolo più vulnerabile. Sembra che tra gli account violati in mille tentativi, la maggior parte siano quelli del Belpaese. mentre se la cavano molto bene il cinese e il coreano, maggiormente difficili da scovare, interpretare, hackerare.

Lo studio ha preso il via da un campione di 70 milioni di utenti “anonimizzati” messi a disposizione dell’Università di Cambridge da Yahoo.