Opera propone agli utenti statunitensi di Android la sperimentazione d’un nuovo browser, Max: comprimendo i dati trasmessi in chiaro – perché non supporta la compressione via HTTPS – promette di rendere ancora più veloce la visualizzazione delle pagine web. Immagini, video e sorgenti delle pagine sono valutati da un Virtual Private Network (VPN) e compressi al massimo. Un’opportunità di risparmio durante la connessione alla linea dell’operatore telefonico, ma l’esperienza di Opera Turbo mi lascia un po’ perplesso sulla qualità.

La velocità di scaricamento delle pagine web è un fattore determinante, soprattutto in fase di progettazione dei siti: il problema è che la compressione – necessaria e, anzi, inevitabile – comporta una perdita di qualità. Poco importa che l’algoritmo sia lossy o lossless, perché il risultato finale non sarà identico al contenuto di partenza: Opera Turbo arrivava a compromettere i layout delle pagine e, sinceramente, io spero che Max non faccia altrettanto oppure rischierebbe di vanificare anche gli sforzi dei designer preparati.

Un altro aspetto su cui discutere riguarda la trasmissione dei dati dal VPN di Opera: è un passaggio del tutto superfluo, che invade la privacy degli utenti — rendendo disponibile la propria cronologia all’azienda. Vale davvero la pena utilizzare Max, con queste premesse? Potrei rispondere se la beta del browser fosse accessibile dall’Italia, ma i requisiti impongono la residenza negli Stati Uniti e non posso installarlo su Android 4.0 o superiore. La tecnologia comunque ricorda molto il browser installato da Amazon su Fire OS.

Photo Credit: Andreas Bovens via Photo Pin (CC)