Opera, la società che distribuisce l’omonimo browser, s’appresta a raggiungere il traguardo dei 300 milioni di utenti: per quanto sia importante, la notizia è un’altra. Al fine d’incrementare la diffusione del browser, infatti, Opera comincerà a utilizzare WebKit. È lo stesso engine di Chrome e Safari, adottato in modalità chromeless dalle applicazioni per iOS e Android. La novità non coglie impreparati perché il mese scorso è stato pubblicato ICE, un esperimento già basato su WebKit per le installazioni da tablet e smartphone.

Perché la differenza dovrebbe essere tanto importante? Opera, al momento, adotta Presto che è il “motore” predefinito su tutti i browser disponibili su desktop o mobile: uno dei quattro da tenere in considerazione per realizzare un design responsivo. Passando a WebKit, ridurrebbe i problemi degli sviluppatori e acquisirebbe delle funzionalità sperimentali finora inibite ai propri utenti. È la scelta migliore? Non dal punto di vista degli standard, perché WebKit ha assunto il ruolo che è stato di Internet Explorer negli anni ’90.

Il passaggio graduale di Opera a WebKit non è un ottimo segnale, perché significa che gli standard del web sono sempre più vicini a un monopolio: è lo stesso motivo per il quale un sistema operativo diverso da iOS o Android fatica ad avere un’attrattiva convincente sul mobile. Se la difesa della libera concorrenza non è una vostra prerogativa, l’abbandono di Presto avrà comunque un risvolto positivo nell’avvicinamento di app e siti web. Sviluppare delle applicazioni come quelle “native” sarà più immediato. A quale prezzo, però!