OnePlus One è quasi un gioco di parole, perché definisce il secondo smartphone con CyanogenMod OS: il fork di Android che evolve la popolare ROM (Read-Only Memory) di Steve Kondik. Il primo è stato N1, prodotto da Oppo che è l’azienda da cui arriva Pete Lau — ora, il CEO di OnePlus. Lo slogan del nuovo produttore è «mai accontentarsi», una frase a effetto che alimenta le aspettative dei potenziali acquirenti. Del dispositivo non è trapelato nulla, perciò è impossibile fare delle valutazioni sull’eventuale successo o fallimento.

A fare la differenza, rispetto a N1, è la partecipazione diretta del creatore di CyanogenMod e Koushik Dutta che mantiene ClockworkMod: una squadra d’un calibro notevole. OnePlus – per non deludere gli utenti – dovrà proporre un device fantastico, diverso da quello di Oppo che ho dovuto “liquidare” come un phablet con una fotocamera rotante. One sarà davvero all’altezza? Potrebbe essere un’idea geniale o pessima e a determinarlo sarà soltanto il risultato finale. Il rischio che diventi uno smartphone per pochi è dietro l’angolo.

One debutterà nel primo semestre del 2014 e, a giudicare dal tono dell’annuncio, dovrebbe essere un dispositivo di fascia medio-alta. CyanogenMod è una soluzione interessante, a prescindere dalla qualità dell’hardware, ma non è semplice competere coi Nexus: Google ha concesso ufficialmente l’installazione del Play Store a Oppo su N1 e non è affatto scontato che faccia altrettanto con One. Possibile che OnePlus e CyanogenMod lavorino a un app store alternativo? Sì, però avrebbe una audience e offrirebbe dei servizi più limitati.