Se i Giochi di Londra 2012 rimarranno alla storia come le prime vere Olimpiadi social della storia, con atleti, giornalisti e spettatori giù a postare e twittare a tutta mandata, i Giochi invernali di Sochi, a meno di tre mesi dall’accensione della fiaccola olimpica, rischiano di fare un passo indietro in tal senso.

Abbiamo visto come i social network oggi vadano a braccetto con lo sport, ma in un mega-evento come quello a cinque cerchi, chi sborsa quattrini su quattrini per i diritti tv vuole poche noie. In origine, il CIO aveva dato l’altolà per la stampa a smartphone e tablet, con conseguente impossibilità di postare foto o video al di fuori dei canali ufficiali.

Poi la retromarcia: ok all’uso degli apparecchi, ma con un paletto: sì alle foto, no ai video. Come si riuscirà ad arginare e controllare il tutto non è dato sapersi, ma sta di fatto che le tv non vogliono neanche mezzo minuto di girato fuori dai canoni: né 4-5 porte di uno slalom di sci, né una figura di pattinaggio.

A Londra del resto vigevano più o meno le stesse regole, ma i video si sono visti su Facebook, Twitter e via dicendo. Le Olimpiadi che si svolgeranno nei ghiacci russi non sono paragonabili come forza mediatica a quelle inglesi, ma tant’è: se le major televisive stanno sempre più concatenando le loro fortune a quelle dei maggiori social, ci si chiede se questo diktat possa davvero giovare loro.